Dottore, ma se tolgo la safena, il sangue dove va?

Premessa

La safena è la vena più lunga che abbiamo ed ha la funzione di un collettore di raccolta.

Per rispondere alla domanda “dove va il sangue quando la safena non c’è più” bisogna prima definire come avviene, nel soggetto sano, il drenaggio venoso, da dove origina e dove va il flusso safenico. Il “drenaggio venoso” è la raccolta del sangue refluo dalla circolazione arteriosa di tutti i tessuti ed il suo successivo invio verso il cuore che poi lo manda ai polmoni per essere nuovamente ossigenato. Questa funzione serve a tenere “puliti” i tessuti.

Note di anatomia

Il sistema venoso è organizzato in compartimenti, cioè in settori, a seconda del livello di profondità. Le vene superficiali, quelle che si vedono e che sono immediatamente sotto la cute sono dette Rete N3-N4 ( dove N ste per Network, che in Inglese vuol dire Rete. La safena e più profonda ed è riconoscibile perchè è rivestita sopra e sotto da una guaina fibrosa rigida ( uno sdoppiamento della fascia muscolare) tanto che in una sezione trasversale fatta con l’ecografia assume l’aspetto di un occhio.

Infine le vene profonde, le vere autostrade del ritorno venoso, si trovano in profondità, in mezzo ai muscoli.

Come avviene il drenaggio venoso

Il drenaggio dei tessuti avviene attraverso uno svuotamento gerarchico dei compartimenti, da N3-N4 verso N2 e da qui verso N1. Normalmente l’ingresso del flusso di N2 nella rete N1 avviene solo attraverso la cross safeno-femorale, che è unica perforante ecograficamente aperta e drenante nel soggetto sano. In condizioni di sovraccarico funzionale del flusso safenico , quali ad esempio l’esercizio fisico, la termoregolazione o la somministrazione di farmaci vasodilatatori, si possono attivare altre perforanti per consentire uno svuotamento rapido del flusso. E’ quanto accade in particolare nei ciclisti e nei pazienti in terapia con Amlodipina.

Il flusso nella safena alla caviglia origina dal piede.

Lungo il suo decorso la safena riceve sangue dallo svuotamento delle collaterali , che avviene grazie a vari meccanismi fra cui la pressione venosa residua all’attraversamento del letto capillare.

Lo scarico delle collaterali sane avviene anche nella safena incontinente. Questo è dimostrabile con gli ultrasuoni ed è confermato dal fatto che nell’intervento di stripping, dopo aver fatto la crossectomia, la safena continua a riempirsi di sangue nonché dalla persistenza di flusso centrifugo dopo crossectomia ( la crossectomia è la sezione della safena a livello della confluenza nella vena femorale)

Quindi la safena, anche se incontinente, svolge il ruolo di drenaggio dei tessuti.

Come avviene il drenaggio dei tessuti nel paziente privato della safena?

 

 

La eliminazione della safena comporta anche la disattivazione di tutte le perforanti ad essa connesse. Le perforanti sono vene che mettono in comunicazione la safena con le vene profonde. Il sangue quindi, in assenza della safena e delle sue perforanti, per raggiungere la rete profonda, dovrà impegnare le vene che rimangono e cioè le collaterali della rete N3 e le perforanti ad essa connesse. Le perforanti della safena differiscono da quelle delle collaterali perché quelle della safena raggiungono la rete profonda con un tragitto breve che sfrutta il passaggio fra un ventre muscolare e un altro, mentre le perforanti delle collaterali attraversano i ventri muscolari e sono di conseguenza più lunghe e tortuose.

In condizioni di sovraccarico funzionale, ed in particolare alla coscia, il drenaggio attraverso le perforanti delle collaterali non è in grado di garantire un rapido ed efficace svuotamento del sangue refluo da cute e sottocutaneo. In conseguenza di questo si attiveranno nuove vie di scarico alcune delle quali superficiali e quindi visibili. Da questo meccanismo prendono origine recidive varicose senza nuove comunicazioni con le vene profonde e complessi di reticolari e teleangectasie difficilmente trattabili con la scleroterapia perché la loro pressione venosa è alta, come se si trattasse di un drenaggio vicariante.

Capillari e vene blu dopo eliminazione della safena

Dopo eliminazione della safena possono comparire alla coscia dei capillari e delle vene blu

Questo concetto è confermato anche dallo studio di Thomas Korpf che ha dimostrato che nei pazienti senza la safena peggiora la varicogenesi.

 

Safena di coscia o safena di gamba? quali le differenze

Abbiamo fatto accenno alla comparsa di patologia alla coscia per ostacolato drenaggio post eliminazione della safena.

Viene quindi spontanea una domanda:

Nel futuro del paziente varicoso è più importante la safena di coscia o quella di gamba?

La eliminazione della safena si basa sul presupposto che nel futuro del paziente varicoso non accada più niente, come se stessimo curando una patologia neoplastica e non una geneticamente determinata.

Analizziamo una casistica interna.

Sono stati sottoposti a mappatura emodinamica 759 arti sottoposti a stripping e giunti alla mia osservazione per motivi random. Di questi è stata riscontrata una recidiva varicosa in 542 arti.

Le recidive erano così distribuite:

  1. 48% di recidive dalla cross safeno femorale
  2. 26% senza punti di fuga
  3. 13% da perforanti del canale di Hunter
  4. 12% da shunt pelvici
  5. 0,7% da perforanti di gamba

 

Il 99% delle recidive origina quindi da problematiche insorgenti alla coscia e non alla gamba.

La recidiva di un punto di fuga già trattato o la comparsa di uno nuovo da origine in assenza della safena ad un quadro varicoso anarchico ed alla comparsa di varici topograficamente più estese di quelle presenti prima dell’intervento. In presenza della safena il punto di fuga nuovo o recidivo creerà un aumento di portata nella safena con conseguente possibile comparsa di nuove varici in corrispondenza del punto di rientro. Se il rientro sarà efficace è possibile che non si crei nessuna recidiva clinica.

In questa situazione quindi la presenza della safena alla coscia può rendere più semplice il trattamento di una recidiva o addirittura evitarlo.

La safena come compenso della ostruzione di vene profonde

Un’altra situazione in cui è importante la safena anche se incontinente, è il compenso di una sindrome postflebitica restrittiva femoro poplitea ( cioè della chiusura definitiva dopo una trombosi venosa). Se la fibrosi dell’asse profonde include anche lo sbocco della femorale profonda, l’unico circolo vicariante possibile è quello safenico. Il quadro clinico che si crea nella situazione sopra descritto nei pazienti sottoposti a stripping è semplicemente drammatico.

Funzione di compenso della safena in caso di ostruzione delle vene profonde

In caso di ostruzione delle vene profonde il sangue per ritornare al cuore passa dalla safena

 

In conclusione la safena :

  • Evita la comparsa di reticolari e telangectasie da ostacolato drenaggio, nonché le recidive senza punto di fuga
  • Rende più semplice, o può anche rendere non necessario, il trattamento delle conseguenze di un nuovo punto di fuga
  • Consente la formazione di un circolo vicariante in caso di sindrome restrittiva femoro poplitea.

Relazione congressuale dal titolo : ” Scusi dottore, ma se tolgo la safena, il sangue dove va? ”

 

 

Posted in Vene Varicose | Tagged , , , , , , , | Leave a comment

Vene varicose: 5 motivi per salvare la safena

Il metodo CHIVA consente di intervenire in tutti i casi vene varicose salvando la safena invece di toglierla con lo stripping o bruciarla con il laser o chiuderla con la scleroterapia.

Questo metodo che io pratico da 25 anni è mini-invasivo e si adatta a tutti i casi di insufficienza venosa e per questo motivo da 25 anni ho abbandonato qualsiasi metodica di distruzione della safena e non mi sono avvicinato alle nuove tecnologie che servono solo per cambiare la ricetta per distruggere la safena. Con il Laser e con gli altre novità tecnologiche infatti la safena invece di toglierla viene cucinata sul posto (bruciata con il laser o riempita di schiuma sclerosante o altro … ).

Continue reading

Posted in Vene Varicose | Tagged , , , | 2 Comments

CHIVA e ASVAL

ASVAL non salva la safena. Vediamo di cosa si tratta ASVAL ed analizziamo i presupposti su cui si basa questa operazione

Premessa

ASVAL e CHIVA sono due acronimi che derivano dalla lingua Francese. ASVAL vuol dire Ablation Souscutane de Varices in Anestesie Locale ( asportazione delle varici sottocutanee in anestesia locale) e CHIVA vuol dire Cura Emodinamica della Insufficienza Venosa Ambulatoriale.

Presupposti Emodinamici

ASVAL si basa sulla teoria ascendente delle varici, CHIVA su quello che è riscontrabile al momento della visita.

Vediamo cosa vuol dire Teoria “Ascendente” e cosa è la “Discendente”

Queste due teorie prendono in esame il fatto che le vene varicose inizino nella parte bassa della gamba e poi si estendano alla coscia ( ascendente) oppure che sia la formazione di un punto di fuga ( ad esempio la cross safeno femorale ) che causerebbe a cascata vene varicose prima alla coscia e poi alla gamba. A queste due si può affiancare una terza ipotesi, che le vene varicose si formino a macchia di Leopardo, cioè senza una progressione definita.

La teoria ascendente

Secondo i sostenitori di questa teoria, la dilazione delle vene inizierebbe alla gamba perché li la pressione idrostatica è maggiore e le vene non hanno la protezione della fascia, cioè sono nel sottocute. La dilatazione di queste vene avrebbe poi un effetto aspirativo sulle vene poste alla coscia determinandone la incontinenza ( cioè facendole ammalare). Si formerebbe cioè prima una dilatazione delle vene e poi la incontinenza delle loro valvole. Questo effetto aspirativo è chiamato “effetto reservoire”

Critiche alla teoria ascendente

  1. Cosa è l’effetto Rervoire. I sostenitori della ASVAL chiamano la dilatazione delle vene in distalità “effetto Reservoir” (effetto riserva) . In fisiologia questo effetto viene definito  come un sistema di ammortizzamento delle variazioni di pressioni nel sistema venoso grazie alla compliance della parete che consente un aumento di volume importante con aumento di pressione debole ( almeno fino al raggiungimento della massima distensione), cioè la vena si dilata per consentire un aumento di volume mantenendo bassa la pressione all’interno del vaso. Questo effetto è parte del normale funzionamento del sistema venoso e non ha niente di patologico. Non può “passivamente” causare il malfunzionamento per aspirazione delle vene alla coscia perché ciò e contro le leggi della fisica che dicono che ogni movimento di liquido ha bisogno di una fonte di energia. Cioè il sangue da solo non si muove. 
  2. Viene prima la dilatazione o il reflusso? Secondo ASVAL la dilazione delle vene precede il reflusso valvolare. Uno studio epidemiologico , lo studio Bochum, uno studio fatto facendo il doppler a 740 ragazzi seguiti dall’età di 10-12 fino a 18-20 anni, dimostra esattamente il contrario, e cioè che il reflusso nelle vene avviene prima della loro dilatazione.
  3. La parete della safena ha un ruolo ? La causa della incontinenza delle vene non è la pressione idrostatica nelle vena della gamba, ma una debolezza della parete, come dimostrato da questo studio e da altri.
  4. Come agirebbe la pressione idrostatica? Non è la pressione idrostatica all’interno della vena che la fa dilatare, ma la presenza di un flusso turbolento dovuto ad un aumento di velocità. A sua volta la velocità del flusso dipende dalla differenza di pressione fra due punti della circolazione presi in considerazione . Per rendere chiaro questo concetto si possono fare due esempi:
    1. Se prendiamo una vena e ci facciamo un by-pass al cuore, il by-pass funzionerà benissimo e la vena non si dilata. Ciò perchè le pressioni all’inizio ed alla fine del by-pass si equivalgono. Se invece facciamo una fistola artero-venosa, cioè si collega una vena con un arteria, la vena si dilaterà moltissimo. Ciò perché le pressioni ai due poli del by-pass sono molto diverse ( le fistole arterovenose servono per fare la dialisi renale)

      Fistola artero-venosa. Immagine presa dal web

    2. Le vene varicose sono una patologia che compare nell’uomo che cammina. L’uomo che non cammina non ha vene varicose. Lo sviluppo delle vene varicose avviene a causa degli aumenti di velocità di flusso che avvengono grazie all’azione della pompa muscolare. Il sangue nella safena incontinente (senza valvola funzionanti) scende verso una zona dove la pressione è più bassa . La pressione alla gamba viene abbassata dall’azione della pompa muscolare durante il cammino.  Infatti i pazienti che non camminano (paraplegici) hanno le gambe gonfie ma non hanno vene varicose e se un paziente con le vene varicose smette di camminare (incidente stradale, ictus) le sue vene varicose spariranno. Ciò non vuol dire che camminare fa male  solo che camminare non cura le vene varicose!
  5. Non è possibile documentare con l’eco-color-doppler l’evoluzione ascendente delle varici.

    Con l’eco-color-doppler vediamo la direzione di un flusso in una vena e NON se le valvole funzionano o no. Cioè abbiamo una informazione indiretta sul funzionamento delle valvole che ci viene dalla direzione del flusso. Se il flusso ha una direzione inversa rispetto alla direzione delle valvole allora vuol dire che le valvole non funzionano.  Solo che la direzione delle valvole non è l’unico elemento che condiziona la direzione di un flusso.  Il primo principio della termodinamica dice che per avere un flusso occorre avere una energia, cioè un gradiente di pressione. Un gradiente di pressione è la differenza di pressione fra due punti. Se abbiamo un tubo pieno di acqua messo in verticale ed in fondo c’è un rubinetto, se fra il rubinetto ed il tubo non è interposto alcun ostacolo, quando apriamo il rubinetto il tubo si svuota. Se noi avessimo l’intero tratto della safena alla coscia senza valvole funzionanti non potremmo saperlo fino al momento in cui non si forma una comunicazione con distretto a pressione più bassa, cioè si forma un gradiente o se volete si può dire che si è aperto il rubinetto.  Quindi non è possibile con l’eco-color-doppler documentare la progressione ascendente della insufficienza venosa  perchè la documentazione di incontinenza valvolare è dipendente dalla presenza  di un gradiente

    Quindi la Teoria Ascendente su cui si basa ASVAL   NON   è dimostrabile.

In quali casi si “potrebbe” applicare ASVAL?

L’indicazione a fare ASVAL si basa sul test del rientro della collaterale. Questo test consiste nel documentare la scomparsa del flusso verso il basso nella safena comprimendo la collaterale.  Questo test è stato introdotto da Claude Franceschi nel 1989 e ripubblicato da Mark Bailly nel 1995 sulla Enciclopedie Medico Chirurgicale. Quindi il test è nato in casa CHIVA e non ASVAL.

 

Ed è dal 1992 che nella strategia CHIVA è stata introdotta la deconnessione della collaterale per eliminare il reflusso, ma non in tutti i casi esiste una collaterale da comprimere e non sempre la compressione della collaterale ripristina la continenza della safena , cioè interrompe il flusso verso il basso. Queste sono situazioni a sfavore di ASVAL, ma non di CHIVA che si adatta sempre al tipo di vene varicose.

Perchè l’interruzione della collaterale blocca il flusso verso il basso

Immaginiamo la safena come un tubo messo in verticale e pieno di liquido. In questo tubo il flusso andrà verso il basso solo se all’interno con ci sono sistemi di ritenuta che impediscono al liquido di scendere ( quelle che gli idraulici chiamano valvole di ritenuta e che noi paragoniamo alle valvole della safena ). Quindi il sangue scende se non ci sono valvole funzionanti. Questa condizione però non è sufficiente perché se anche il tubo non ha valvole ma il rubinetto in fondo al tubo è chiuso in esso non avremo alcun movimento di liquido. Il liquido comincerà a scendere quando apriremo il rubinetto. Nella safena, anche se non ha valvole che impediscono al sangue di andare verso il basso, il flusso verso il basso avviene solo se è in comunicazione con un sistema dove la pressione è più bassa, cioè le vene profonde. Se fra la safena e le vene profonde è interposta la collaterale, chiudendo la collaterale interrompo il circuito ed il flusso si blocca. Ma se la safena al di sotto della collaterale è priva di valvole , la interruzione della collaterale non interrompe il circuito ed il flusso nella safena non si arresta. Queste condizioni, così sommariamente schematizzate, si ritrovano nelle vene varicose, che, come sapete, non sono tutte uguali.

Lo schema mostra in quali casi l’operazione ASVAL è effettuabile

Quando si può fare ASVAL

Quindi non sempre si può fare ASVAL. Esistono inoltre altri fattori di carattere emodinamico che rendono inefficace questa operazione e che sono spiegati in questo video ( che è in Inglese ! )

Gli stessi autori di ASVAL ammettono che la metodica è eseguibile solo in alcuni casi:  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24843088   https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25729076 .

Quindi ASVAL si può fare in meno del 10% circa delle vene varicose safeniche

La flebectomia della collaterale è necessaria?

La flebectomia, cioè la asportazione delle vene varicose con micro-incisioni come la Flebectomia secondo Mueller, è secondo ASVAL necessaria per un buon risultato.

Abbiamo spiegato sopra che l’effetto reservoire non esiste e che la dilatazione della collaterale non ha alcun ruolo nello sviluppo delle vene varicose. Quindi la flebectomia non cura la malattia varicosa.

E da un punto di vista estetico? si devono togliere le vene per avere un buon risultato estetico? La risposta è NO, perché una volta che abbiamo deconnesso la collaterale la sua portata (flusso del sangue ) diminuirà e camminando la vena verrà collassata, sparendo. Questo effetto fa si che la vena piano piano recuperi il suo calibro normale e lasua elasticità e quindi non sia più visibile.

Quando si può fare CHIVA e quali sono i suoi risultati

CHIVA è una operazione mini-invasiva che si applica a tutti i casi di vene varicose della safena ed anche ad altre situazioni più complesse e non ci sono motivi di esclusione. CHIVA si può fare nelle safena piccole come in quelle di grandi dimensioni ed suoi risultati a distanza sono ottimi come confermato da una Review della Cochrane Library (che è il massimo requisito in letteratura per la conferma della efficacia di una operazione) .

Di seguito un esempio di CHIVA in una safena di enormi dimensioni.

Per saperne di più:

e anche :

Differences between CHIVA strategy and ASVAL treatment. from Stefano Ermini

 

CONCLUSIONI

ASVAL è una operazione che è efficace solo nelle safene piccole mentre in tutti gli altri casi o in caso di ricomparsa del reflusso gli stessi autori propongono di ricorrere alla eliminazione della safena. La eliminazione della safena con qualsiasi metodo ( stripping , Laser o scleromousse) non è mai contemplata nella strategia CHIVA. Cioè con CHIVA in nessun caso si ricorrerà mai a celebrare il funerale della safena.

 

 

 

Posted in Vene Varicose | Tagged , , , , , , , , , , | Leave a comment

30 anni di esperienza nella cura CHIVA

 e la gestione del paziente operato di CHIVA

Ero ancora un giovane medico quando nel 1989  in un congresso in Sardegna ascoltai una relazione del dr. Claude Franceschì e mi interessai da subito alla sua metodica, la CHIVA. Iniziò così un va e vieni Parigi-Firenze, due o tre giorni alla volta, viaggiando di notte con il treno in modo da risparmiare soldi sull’albergo. Ci sono andato per oltre 50 volte. Ho effettuato due stage  anche a Chateau Gontier presso il Dr. Marc Bailly, il medico che nel 1990 ha descritto l’occhio safenico.

CHIVA Bailly

25 Gennaio 1991 – Chateau Gontier ( Francia) in visita al Dr. Marc Bailly , un pioniere della CHIVA

All’inizio non era affatto tutto chiaro, di problemi da risolvere ce ne erano tanti, ma l’entusiasmo era forte almeno quanto le critiche feroci che ci venivano fatte nei convegni.

Il tempo è passato, molte cose sono cambiate, e molta esperienza di casi positivi  si è accumulata. Abbiamo anche fatto tesoro dei fallimenti per migliorare la CHIVA , fino ad arrivare ai giorni nostri in cui la CHIVA è ratificata a livello internazionale da studi scientifici che dimostrano il minor numero di recidive rispetto alle altre metodiche.

Si perchè la CHIVA non è un intervento chirurgico, ma una strategia costruita sul paziente. E’ come fare al paziente un vestito su misura. I pazienti chiedono spesso agli specialisti se fanno la CHIVA o se la CHIVA viene fatta in Ospedale confondendo questa metodica con qualcosa di più comune, come un esame Rx o un intervento codificato come l’ernia inguinale o il trattamento laser della safena. Se prendo 10 pazienti con le vene varicose e li tratto con il laser endovenoso farò 10 interventi uguali, se li tratto con la CHIVA non ce ne sarà uno uguale all’altro.

15-18 Settembre 1994 – Una delle prime relazioni congressuali sulla CHIVA in Italia

La ricerca che dovrebbero fare i pazienti non è “chi fa la CHIVA” “dove la fà” “c’è qualcuno che la fa sotto casa mia?”, ma chiedersi che esperienza ha questo operatore? dove l’ha imparata? Magari in un corso o in un congresso.

Altra cosa importante è il risultato estetico che il paziente si aspetta di raggiungere dopo l’intervento. Una cosa è togliere le vene con microincisioni (flebectomie) o bruciarle con il laser o riempirle di schiuma, il risultato sulla loro scomparsa è scontato, se le tolgo non ci sono più… altra cosa è fare si che si sgonfino senza toglierle. Il risultato è di molto superiore alle tecniche che rimuovono le vene, ma non sempre è sufficiente  ed a  questo punto entra in gioco la scleroterapia di rifinitura. La scleroterapia ha in questa situazione un significato completamente diverso da quando vengono trattate con la schiuma le vene varicose. Poichè il riassorbimento delle vene dopo CHIVA avviene piano piano nei tre mesi successivi all’intervento, è molto importante ricontrollare il paziente dopo l’intervento, sia per verificare con l’eco-doppler che la circolazione abbia ripreso la direzione voluta, sia per vedere se c’è necessità di fare qualche ritocco. I controlli e gli eventuali “ritocchi” dovranno essere fatti dallo stesso operatore che ha fatto sia la cartografia che l’intervento, e non da altri.

Quindi la gestione di un paziente operato di CHIVA non è come quella di un paziente operato di un altra metodica, ma prevede obbligatoriamente dei controlli eco-doppler e clinici da fare dopo l’intervento e durante uno di questi controlli è possibile che si decida di effettuare una completamento scleroterapico per un miglioramento estetico.

I buoni risultati della cura CHIVA quindi arrivano sempre, ma se è un operatore unico a prendersi cura del paziente è meglio. Le competenze necessarie sono quelle che ogni flebologo dovrebbe avere, cioè l’esperienza in diagnostica emodinamica , chirurgia , elastocompressione e scleroterapia , come è spiegato qui .

 

Posted in Vene Varicose | Leave a comment

I 4 quarti della CHIVA

La cura CHIVA non è un intervento chirurgico come altri , ma una strategia per curare le vene varicose senza togliere la safena suddivisa appunto in quattro quarti di esperienza.

Il primo quarto

Il primo quarto è l’emodinamica, cioè la capacità di raccogliere con l’ecodoppler molte informazioni in più di quelle di un esame standard e di costruire una mappa delle vene e della direzione del flusso del sangue quando in paziente cammina. Questa mappa è la base della strategia. La strategia è l’arte di deviare il sangue da una vena in altra riducendo la pressione e la portata del flusso che sono le componenti di fisica responsabili dei sintomi e delle vene varicose. Sarà quindi sempre conservata la safena ed anche sulle collaterali si applicherà lo stesso principio. La strategia si conclude con il mappaggio, cioè con la marcatura, sotto controllo ecografico, dei punti in cui fare le legature delle vene che consentono di raggiungere il risultato.

Il secondo quarto

Il secondo quarto è la chirurgia , cioè la messa in atto della strategia programmata. Con l’eccezione delle cross della safena ( punti in cui la safena si riunisce alle vene profonde) che sono un po più profonde, si tratta di reperire nel sottocutaneo e poi legare e sezione e sezionare dei vasi superficiali. Apparentemente è una cosa molto semplice, in realtà però è altrettanto delicata perché dalla sua precisione dipende la riuscita dell’intervento. Attraverso una incisione di pochi millimetri dobbiamo identificare il vaso giusto e sceglierlo fra i due o tre che si trovano in quel punto. Ciò è possibile solo se gli occhi del chirurgo saranno gli stessi che hanno fatto la mappatura eco-doppler e che hanno visto all’ecografia l’anatomia di quel punto, calibro, direzione, sede disposizione di tutto ciò che sta al di sotto della piccola incisione. A questo scopo è anche molto importante che l’ecografia sia eseguita immediatamente prima dell’intervento.  Infatti non esiste niente di meglio della memoria visiva dell’anatomia ecografia per confrontarla con l’anatomia chirurgica che è molto meno precisa. Infatti con l’ecografia si vede tutto senza barriere, durante l’intervento si vede solo ciò che emerge dalla incisione e che non sempre corrisponde a quello che cerchiamo.

Finito l’intervento si inizia con i controlli e chi meglio di chi ha fatto l’intervento può fare l’ecodoppler di controllo!

Il Terzo Quarto

Il Terzo Quarto è l’elastocompressione. Ogni paziente è un caso a sè ed ogni intervento è diverso da un altro. L’emodinamica del sistema venoso dopo l’intervento può necessitare di un supporto elastocompressivo per raggiungere l’obiettivo. Ci sono casi in cui il flusso nella safena e nelle collaterali si adatta immediatamente alle deviazioni effettuate ed altri in cui è necessario aiutare questa fase con un supporto elastocompressivo . A seconda del casi si applicherà dopo l’intervento una calza elastica oppure un bendaggio ( in genere solo per alcuni giorni ) o una compressione eccentrica , si metteranno cioè dei tamponi sulle vene per ridurne il calibro.

Il Quarto Quarto

Per molte pazienti il risultato estetico è molto importante. Il raggiungimento del risultato estetico dopo CHIVA è diverso diverso da caso a caso e può essere previsto prima dell’intervento con il test del laccio. Si applica un laccio nel punto in cui si farà la legatura della collaterale e si fa camminare la paziente. Da come si svuota la vena varicosa si capirà che cosa succederò dopo l’intervento. Se il risultato ottenuto dopo un periodo di assestamento di circa tre mesi non è soddisfacente si può migliorare con delle iniezioni di schiuma sclerosante a bassa concentrazione. La scleroterapià in questo caso ha il significato di un completamento ed è esente dalle problematiche della scleroterapia come trattamento unico delle vene varicose. Il risultato ottenuto sarà stabile nel tempo e senza le complicanze tipiche della scleroterapia. E’ovvio che anche la scleroterapia dovrà essere effettuata dallo stesso operatore che ha fatto il resto.

Conclusioni

La CHIVA non è un intervento standardizzato ed i buoni risultati dipendono dall’esperienza dell’operatore, non solo in emodinamica ma anche nella chirurgia, nella scleroterapia e nella elastocompressione.

Posted in Vene Varicose | Leave a comment

La letteratura scientifica sul Laser:un’accozzaglia di dati di scarsa efficacia e potenziali conflitti di interessi

Questo articolo scientifico  http://www.ejves.com/article/S1078-5884(17)30586-5/fulltext fa luce sulle moderne tecnologie di occlusione endovenosa della safena ( laser etc etc ) . Dice che la letteratura scientifica sul laser è una accozzaglia di dati di scarso valore clinico e con conflitti di interesse fra medici utilizzatori delle apparecchiature e ditte che le producono.

Continue reading

Posted in Vene Varicose | Tagged , , | Leave a comment

La CHIVA si può definire un intervento o è una strategia?

L’ intervento CHIVA si può definire  un intervento per le vene varicose o è una strategia di trattamento delle vene varicose?

La CHIVA è un intervento come lo è la bruciatura della safena con il laser o lo stripping (asportazione chirurgica) ? La risposta è “No”. La CHIVA non è un intervento chirurgico ma una strategia di trattamento delle vene varicose che inizia con una mappatura emodinamica delle vene varicose da fare con l’eco-color-doppler.

Continue reading

Posted in Vene Varicose | Tagged , , , | Leave a comment

Vene Varicose: scelta dell’Intervento in relazione alla Giunzione Safeno Femorale

Le vene varicose sono una malattia con molteplici aspetti e varianti , alcune delle quali riguardano la Giunzione Safeno Femorale, e la scelta dell’intervento dovrebbe tenerne conto.

Questo articolo vuole dimostrare che tutte le terapie che demoliscono la safena ( stripping, laser, scleromousse, etc.) non tengono conto di queste varianti e del fatto che ci siano valvole sane da preservare ma fanno a tutti, più o meno malati, lo stesso intervento distruttivo e che la giunzione Safeno-Femorale anche quando è sana, viene lo stesso operata.

Continue reading

Posted in Vene Varicose | Tagged , , , , | Leave a comment

Le complicanze dei trattamenti Laser della Safena

In questo post si parlerà delle complicanze-laser del trattamento laser endovascolare  della safena che consiste nell’introdurre nella vena una sonda e poi attraverso il calore generato da questa ultima bruciare la vena in modo che si chiuda. Questi interventi sono detti anche Intervento di Termoablazione e si possono fare sia con il Laser ( EVLT) che con la Radiofrequenza (RF). Il calore genera ,all’interno del vaso, una trombosi e si diffonde ai tessuti circostanti ed alla cute. Da questo originano le più frequenti complicanze di questi trattamenti .

“Recentemente è uscito questo articolo  http://www.ejves.com/article/S1078-5884(17)30586-5/fulltext . Dice che la letteratura scientifica che dovrebbe supportare il Laser è una accozzaglia di dati senza valore e di conflitti di interesse fra medici che lo usano e ditte che lo producono.”

Per altre informazioni sui trattamenti Termoablativi Laser clicca  qui

Continue reading

Posted in Complicanze, Vene Varicose | Tagged , , , , , , , | Leave a comment

Le Vene Varicose Recidive dopo Stripping

DEFINIZIONE DI VENE VARICOSE RECIDIVE DOPO STRIPPING
Una recidiva varicosa è la comparsa di vene varicose in una “rete”già trattata.

Vene varicose recidive

Vene varicose recidive in paziente già operata di stripping.

Continue reading

Posted in Recidive varicose, Vene Varicose | Tagged , , , , | Leave a comment

Quiz Vene

Puoi effettuare il quiz qui:
http://www.veneinforma.com/venequiz.html

Posted in Vene Varicose | Leave a comment

La Trombosi : temibile complicanza dopo stripping

 Questo articolo nasce dopo la notizia di due decessi dopo interventi per vene varicose eseguiti nello stesso giorno e molto probabilmente dovuti ad una embolia polmonare.

Continue reading

Posted in Vene Varicose | Tagged , , , , | 3 Comments

Le Critiche alla cura CHIVA (versus Radiofrequenza)

Commento al documento sulla cura CHIVA pubblicato sul sito www.senzavarici.com

(ogni contestazione contiene link alle prove)

I commenti sono in grassetto

Continue reading

Posted in Vene Varicose | Tagged , , , , , , | 4 Comments

Anche i medici hanno le vene varicose …

Radiologia CremonaQuesto post è stato gentilmente creato da un medico Radiologo Interventista. Presentava  una vena varicosa sul ginocchio destro che non aveva nessuna connessione con la safena interna, ma originava direttamente da una perforante del canale di Hunter che dopo un lungo decorso intramuscolare emergeva in corrispondenza del ginocchio. Il lungo decorso intramuscolare è una controindicazione all’intervento chirurgico, così è stata effettuata una semplice iniezione sclerosante nel punto in cui la perforante emergeva dalla fascia ed iniziava la vena varicosa.

Clicca QUI per leggere cosa dicono i medici con le vene varicose

Dott. Ugo Marini

 

Posted in Vene Varicose | Tagged , , , , , | 7 Comments

The Giacomini Vein and its Pathological Flow

Presentations/abstracts about Giacomini varicose veins originating from the Popliteal Fossa

Clinical Significance of Giacomini varicose veins originating from the popliteal fossa.

Stefano Ermini M.D

 The Giacomini vein and its pathological flows

Continue reading

Posted in Materiale Scientifico | Tagged , , , , , , | Leave a comment