Vene varicose: 5 motivi per salvare la safena

Il metodo CHIVA consente di intervenire in tutti i casi vene varicose salvando la safena invece di toglierla con lo stripping o bruciarla con il laser o chiuderla con la scleroterapia.

Questo metodo che io pratico da 25 anni è mini-invasivo e si adatta a tutti i casi di insufficienza venosa e per questo motivo da 25 anni ho abbandonato qualsiasi metodica di distruzione della safena e non mi sono avvicinato alle nuove tecnologie che servono solo per cambiare la ricetta per distruggere la safena. Con il Laser e con gli altre novità tecnologiche infatti la safena invece di toglierla viene cucinata sul posto (bruciata con il laser o riempita di schiuma sclerosante o altro … ).

Questi 5 motivi sono stati oggetto di una relazione scientifica.

Vediamo i 5 motivi maturati dalla mia esperienza ultraventennale:

1) Uso della safena per i by-pass,

La safena, anche se varicosa, può essere usata per sostituire segmenti di arterie ostruite, quali una arteria coronaria al cuore o la femorale alle gambe. I fautori della demolizione safenica dicono al paziente: “ ma lei metterebbe al cuore una vena malata?” . Oltre la letteratura scientifica che dimostra come la safena anche se “varicosa” da ottimi risultati se usata come materiale bioprotesico nei by-pass, ci sarebbe da chiedere a chi fa queste affermazioni : “ scusi ma le banche delle safene perché esistono, a chi le vendono?”.

2) La safena nel drenaggio dei tessuti.

Questo vantaggio risponde alla domanda che frequentemente i pazienti pongono quando viene loro proposto di eliminare la safena, “scusi dottore, ma il sangue dopo dove va?”.

La safena è un vaso che si trova al di sopra della fascia muscolare ma non è sottocutaneo perché è rivestito da una fascia, cioè da un struttura fibrosa che fa si che non sia mai visibile. Le vene varicose sono quelle poste immediatamente sotto la pelle ed al di sopra della fascia. Il sangue normalmente scorre dal piede verso cuore e dalle vene superficiali verso quelle profonde passando per la safena. Una safena, anche se incontinente e candidata alla demolizione riceve sangue dal sistema delle collaterali sane che svolgono la loro funzione di drenaggio dei tessuti e che esistono nei soggetti sani ma anche in quelli varicosi.

 

Togliere o bruciacchiare la safena vuol dire eliminare il reflusso, cioè la causa delle vene varicose, ma anche sopprimere questa funzione di drenaggio. La gamba quindi si troverà senza vene varicose ma la pressione venosa nei tessuti che drenavano nella safena aumenterà e ciò è la causa della comparsa frequente di capillari alla coscia resistenti alla scleroterapia (perché sotto pressione).

Capillari

Capillari insorti al ginocchio dopo stripping della safena per vene varicose

Recentemente un biologo tedesco, Thomas Korpf, ha dimostrato che l’aumento di pressione venosa dopo stripping porta ad un aumento della varicogenesi, cioè di quella caratteristica genetica che fa si che un paziente varicoso crei sempre nuove vene varicose. Come dire dopo l’intervento le vene varicose sono state eliminate, ma il paziente è diventato ancor più predisposto a creare nuove vene varicose.

3) La safena in caso di comparsa o recidiva di un punto di fuga.

Un punto di fuga è una comunicazione patologica fra le vene profonde e quelle superficiali in cui il sangue invece che andare dalla superficie verso la profondità va dalla profondità verso la superficie. Un punto di fuga rappresenta spesso la origine delle vene varicose. Il presupposto della chirurgia di exeresi (cioè della chirurgia che cura togliendo) è che una volta tolto l’organo ammalato niente si riformi nella vita di un paziente, il che può esser vero per una cisti o per un tumore , ma come può esser vero per una malattia genetica? Ed infatti è possibile che un punto di fuga già trattato recidivi, cioè che si ripristini il flusso patologico che c’era prima dell’intervento, o che un nuovo punto di fuga compaia dopo l’intervento.

Questa evenienza, che al momento dell’intervento non possiamo escludere con certezza può portare ad una recidiva delle vene varicose, cioè alla loro ricomparsa. La comparsa di un nuovo punto di fuga è possibile sia dopo chirurgia tradizionale che dopo chirurgia emodinamica. Gli effetti di questa evenienza sono molto diversi a seconda che la safena sia stata eliminata o curata con il metodo CHIVA.

Poiché le vene si svuotano per compartimenti, cioè dalle vene superficiali verso la safena e da questa nelle vene profonde, anche nella patologia si ripercorre di solito lo stesso percorso, anche se all’inverso. Un punto di fuga quindi dalle vene profonde va nella safena e da questa nelle vene superficiali. Se un punto di fuga ricompare dopo il trattamento e la safena è stata tolta o bruciata con il laser il flusso patologico passerà dalle vene profonde direttamente nella safena e compariranno vene varicose in zone dove prima del trattamento non c’era niente.

Se invece la safena non è stata tolta ma curata con il metodo CHIVA, il flusso che origina da questa comunicazione patologica seguirà la safena e da questa rientrerà direttamente nelle vene profonde.

 

Questo vuol dire che nella situazione senza la safena il paziente dovrà sempre essere nuovamente operato o sottoposto a scleroterapia e che il trattamento non sarà mai semplice perché le varici avranno un andamento anarchico e saranno molto diffuse a causa della mancanza della safena. Nel caso invece che la safena sia stata curata non sempre si dovrà operare un altra volta il paziente e se ciò dovesse essere necessario l’intervento sarà molto più semplice.

4)La safena come via di compenso in caso di ostruzione delle vene profonde.

Può accadere che le vene profonde siano ostruite a causa di una trombosi o di un trauma. Le vene profonde rappresentano la via più importante attraverso cui il sangue raggiunge il cuore. Quando sono ostruite la natura deve cercare un’altra strada, altrimenti la gamba andrebbe in necrosi e dovrebbe essere amputata. Se la safena non è stata tolta o bruciata con il laser può rappresentare una ottima via di compenso a questa ostruzione. Questa funzione di compenso è possibile anche se la safena è incontinente ( cioè candidata ad essere distrutta da chi non fa la chirurgia emodinamica).

 

Il sangue infatti scorre dal basso verso l’alto grazie ad un gradiente di pressione ed ciò è indipendente dalla funzione delle valvole venose. Nel polpaccio infatti si raggiunge durante la contrazione muscolare una pressione di 150 mmHg e poiché a livello del cuore la pressione è molto più bassa ( 5 mmHg.) il sangue scorre dal basso verso l’alto.

Ciò succede anche nei soggetti che hanno la safena sana, infatti in seguito all’aumento della portata del flusso di sangue dovuto al fatto che nella safena passa ciò che dovrebbe transitare dalle vene profonde, la safena, che normalmente ha un calibro di 3 o 4 mm, raggiunge un calibro di 8 millimetri e più. Poiché le valvole non riescono ad adattarsi ad un calibro doppio del normale, perdono la loro funzione e quindi anche in questi pazienti il sangue va dal basso verso l’alto grazie alla differenza di pressione.

In caso ostruzione delle vene profonde quindi non c’è differenza fra avere una safena sana e avere una safena senza valvole, l’importante è averla!!!

5) Indicazioni e risultati

La CHIVA è come un vestito su misura, si adatta alle condizioni emodinamiche del paziente. Le sue indicazioni quindi sono molto più ampie della chirurgia tradizionale e vanno dai capillari alle vene varicose complicate da ulcere e gravi ipodermiti ( gambe nere) a situazioni complesse come le angiodisplasie ( malformazioni vascolari congeniti).

Questi esempi chiariscono il concetto.

I risultati di una metodica si valutano con i parametri della Evidence Based Medicine (EBM) o Medicina Basata sulle Evidenze. L’EBM ha lo scopo di identificare quali sono i criteri di efficacia per definire la validità di una procedura. Nel caso di un intervento questi criteri sono i Trials Prospettici Randomizzati e le Review di società scientifiche come la Cochrane Library.

La CHIVA è validata da questi riferimenti scientifici che indicano ad un controllo effettuato 10 anni dopo l’intervento un numero di recidive molto più basso della chirurgia tradizionale, cioè di circa la metà. Le recidive inoltre, come spiegato anche al punto 3, sono molto più semplici da trattare.

About Stefano Ermini

Si occupa di flebologia e del trattamento delle vene varicose con cura CHIVA, l'unica che consente di conservare la safena e la sua funzione! E' uno dei pionieri del metodo CHIVA in Italia che pratica con successo da più di vent'anni.
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